PREMIO LETTERARIO ARCHE’ 2006


La Premiazione della V Edizione del Concorso Letterario Internazionale Archè "Anguillara Sabazia Città d'Arte 2006", si terrà presso il Museo Storico dell'Aeronautica Militare-Aeroporto di Vigna di Valle - Via Circumlacuale (Anguillara-Bracciano) in data:

30 SETTEMBRE 2006 ALLE ORE 16.00

La splendida cornice del Museo Storico dell'Aeronautica Militare di Vigna di Valle sulle sponde del lago di Bracciano ne fanno un incantevole palcoscenico immerso nella storia e nella natura. Il Premio di anno in anno ha visto crescere il suo pubblico trasformando un appuntamento letterario in un evento coinvolgente che rende protagonisti gli autori in concorso. Il 30 settembre, presso il Museo Storico dell'Aeronautica Militare di Vigna di Valle, verranno proclamati e premiati i vincitori delle 5 sezioni, insieme ai vincitori dei premi speciali.

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SEZIONE NARRATIVA EDITA

VINCITRICE con il romanzo:
- "La stanza di Garibaldi" (Manni Editori)

I FINALISTI sono stati per la Narrativa Edita:
     


Premio Selezione Narrativa Edita:
           
        


SEZIONE SAGGISTICA EDITA

VINCITORE con il saggio:
- "L'arte nella società" (Edizioni Zolfanelli)

I FINALISTI sono stati per la Saggistica Edita:
        

PREMIO SPECIALE PRESIDENZA ARCHE' a : - "Apologia di un antileader" (Tullio Pironti Editore)
  


Premio Selezione Saggistica Edita
           


SEZIONE POESIA EDITA

VINCITORE con la silloge:
- "Sala d'attesa" (Campanotto Editore)

I FINALISTI sono stati per la Poesia Edita:
  


Premio Selezione Poesia Edita
           
        


SEZIONE POESIA ITALIANA
FINALISTI DELLA SEZIONE POESIA ITALIANA TRA LE CENTINAIA DI LIRICHE IN CONCORSO I POETI COSI' CLASSIFICATI

"Una lettera"

Le reti all’alba, brulicanti di pesce
e l’odore del mare, ero solo un bambino, allora.
Padre, le tue enormi mani,
questo rivedo, la tua voce e le onde,
le nostre caviglie bagnate.
Ricordo la radio domenicale,
partite a pallone e poi tempeste,
gli anni passavano.
Sembra che il tempo ci abbia sorpreso, padre
con i suoi trucchi di Mago,
come sospeso,
ci abbia diviso, lungo la via.
Quanti inverni, quante lune
quante estati e vigilie, sono passate
fin qui, dove tutto si disperde e si confonde
diluito nel quotidiano, come acqua nel sale.
In questa primavera io mi perdo, padre
Nei pensieri e nelle visioni di artisti,
nelle speranze e nei dolori,
travolto dalla vita.
Restare in me, padre
è quello che cerco.
Sposata la mia causa,
o “scelto il cappio”, come tu dici
non resta altro che remare nella brezza,
controcorrente.


"L’elefante di porcellana"

Eppur contavo sicuro sul fatto
che aver deciso quale nuovo
inquilino e quale no, potesse
sciogliere le stringhe ed entrare,
chi per la prima volta, chi gridando
“il solito” e nemmeno grazie,
potesse bastare a risparmiarmi
lo spettacolo dei miei pensieri
gattoni a far le fusa contro un muro
che si dice salga dritto fino a Dio.

E invece no, sono daccapo con la testa
a misurare tra le mani quanto dista
un palmo di saggezza da uno di pazzia.
Be’, per me basta ne ho abbastanza!
E se i cocci poi, sono davvero di chi rompe
allora, almeno non mi si guardi
come se fossi il ladro di me stesso,
tutt’al più mi sono permesso
una volta o due la confidenza
di metter tutto in conto a Lui.


"La macchina del sogno"

Cede del giorno il passo
alla sera inarrestabile
inseguita dalla notte
che già teme
i fulgori dell’alba
Tutto si perde e scompare
Restano solo
inquietanti presenze
nei meandri della memoria
mentre sinapsi impazzite
creano onirici collegamenti
tra casualità eventuali
e remote realtà
E l’ineluttabile caso
e le planetarie catastrofi
e le dolci omeomerie quotidiane
polverizzati in nucleoli
di cenere e lapilli
dall’evanescente macchina del Sogno.


"Spennellate di vita"

Occhi aperti
a stringere freschi ricordi
nella cassaforte delle mie emozioni

Spennellate di vita
decise e crude
immergono i miei giorni
tra le trame di una tela

E vorrei correr via
disteso sulla mia fantasia
che audace mi ispira
paesaggi irreali
onirici ancestrali
dove l’immensa sete
della mia coscienza
sublima di se stessa.


"Vita d’artista"

Trascorrer le notti nel tormento
ad auscultare lo sfarfallio di qualche stella
o ad osservare il moto eterno della luna,
mentre l’animo è lacerato
da una passione estrema di morte...
E i pensieri inseguono
leggiadri fantasmi o s’involano
al seguito di aironi purpurei
verso un caldo sole morente...
Si può percepire
il fremito dell’infinito?
Disegnare il profilo del vento?
Danzare circondati dall’eterno?
Modulare sulle ali degli attimi
una melodia perlacea di ricordi?
Il silenzio è l’unico superstite.


"Momenti"

Dei miei momenti a sentir rimane il vento.
Remoti gli echi di cari sorrisi,
di muti sguardi, di tempi perduti.
Lontano il mio mondo
sparisce ogni istante di più,
in brume di accidia, di cieca perfidia,
nell’ottusa e bieca ricerca
d’una felicità ormai persa,
nel disperato cercare
un posto che sia il migliore.
Così si va, perdendo ogni giorno di più,
su strade senza meta e senza ritorno,
verso destini dall’incerto contorno.
Si muore ogni giorno di più,
perdendo la vita per averne di più,
e nel nostro affannoso cercare
c’è un’ansiosa ricerca d’amore,
la necessità vera
di un’amicizia sincera,
il tentativo di trovar risorse
in un mondo di cose false.
Si muore ogni istante di più,
perdendo di ogni momento
l’attimo che ti può fare contento,
sfuggendo all’essenza del mondo,
al riso, al pianto, al sussurrio del vento,
alla pioggia scrosciante,
all’onda prepotente.
Non serve cercare lontano,
è tutto a portata di mano!


"Porto di frontiera"

Io che vivo in questo porto di frontiera
dove l’anima svanisce poco a poco
fino a perdersi in un magico gioco
io non ho una donna né una bandiera.
E chissà se c’è un confine nell’amore
che passandolo si possa credere ala luna
e confondere il destino con la fortuna,
non piangere le stelle, non soffrire il dolore.
Il mio nome si moltiplica negli specchi
e quanti paesi, vino e strade
guardando il vento vedo mia madre
che mi porta lontano con le storie dei vecchi.
Strane storie urlano da un juke box americano
in questo bar ascolto il tramonto
mentre un esigente poeta mi presenta il conto
delle emozioni racchiuse nella mia mano.
E così scivola piano la vita mia
vissuta in questo porto di frontiera
senza una donna, senza una bandiera
accarezzo il mare, pago e vado via...


"Nonno"

Stefania Mendola di Finale Ligure (Savona)

Negli occhi stanchi rideva la tua bandiera
strascicavi parole a stento, ma quanta vita c’era
in quell’essere fiero della tua bandiera
Curvo al peso di ciò che portavi
al lutto delle grandi guerre passate
eppure eretto nell’orgoglio
del portare in petto il tricolore italiano
mi parlavi della tua vita acerba
arrancante tra campi spogli
con in mano non il fucile
ma la fedeltà alla tua bandiera
Ed ora tra quattro spoglie mura
attaccato a fili di ragnatela
avvolto da bianche lenzuola
con occhi spalancati
protendi verso di me, nonno, la tua mano muta
ti porgo la mia e la intreccio alla tua
tu gemendo invochi un lembo di bandiera
allora cerco nella borsa alla rinfusa
e nel tuo pugno poso frammenti di colore
e quando tu capisci che tra le dita stringi
del verde (il mio elastico per capelli)
del bianco ( il mio fazzolettino ricamato)
del rosso ( il mio foulard)
soddisfatto esali l’ultimo respiro.
Non io t’accompagno nell’aldilà, ma la tua Italia
ed ai tuoi occhi muti, ove sorride la bandiera
innalzo l’inno di Mameli,
perché così nonno hai scelto che ti lasciassi
portando sempre la tua Italia nel cuore.


"Le mie radici"

Franco Fiorini di Veroli (Frosinone)

Pescano al fondo le mie radici:
succhiano linfa di terra, antica una vita.
Un’infanzia spesa a rincorrere il vento a sentieri di stupore,
scalzi i piedi al sangue rosso dei papaveri,
le braccia aperte il mondo ad abbracciare.
Erano verdi le mie avventure quando il tempo era fermo a una stagione
e le lucciole erano stelle a cieli di trifoglio.
Erano d’oro le mie colline come i brividi di falce sulle spighe
a concerti monocordi di cicale
a zittire nenie di grilli tra le stoppie.
Pescano al fondo le mie radici:
sanno di terra arata che mi pulsa in mano
e di acqua canterina alla corrente;
mi parlano di vigne e di sementi,
degli ulivi millenari in mezzo ai sassi
generosi ed aspri come la mia gente
Una donna curva al fumo caldo delle zolle
le mani a tormentare a terre di gramigne.
Ansiosa una madre sulla soglia
e quelle mani fattesi carezza,
fragranza di farina e pane bianco,
maggio odoroso a teneri germogli.
Di mio padre memoria i suoi ritorni
fioriti all’ombre lunghe dei tramonti:
dentro le tasche segreti da scoprire,
in fondo agli occhi silenzi da rubare.
Pescano al fondo le mie radici:
portano linfa antica al mio presente.
E gli ulivi già sembrano d’argento all’autunno che mi viene incontro,
dolce, come la terra che mi porto dentro.


"Nel cuore di una conchiglia"

MARIA SALAMONE da Cannes (Francia)

Nel cuore di una conchiglia
trovata un dì lungo la riva,
ho nascosto i sogni, i segreti,
che lasciavo andar alla deriva:
Le ferite dell’anima,
le spine del cuore,
un brano di pace,
un grido di dolore.
Il sapore di una carezza,
il calore di un sorriso,
il frutto dell’ebrezza,
il ricordo di un viso.
La forza della mia fede,
la mia speranza sovrana,
ogni lotta, ogni sconfitta,
che non sarà mai vana!.
La fonte delle mie lacrime,
la fiamma della mia passione,
la sorgente inesauribile
della mia ispirazione.....
Che dalla mia penna incantata,
sbocciando alla luce del sole,
armoniosamente or fiorisce,
tra le pagine del libro cuore!.


Premio Selezione Poesia Italiana

PER LA NARRATIVA INEDITA
I DIECI RACCONTI VINCITORI SONO STATI:


PREMIO ALLA CARRIERA LETTERARIA AL PROF. GIOVANNI RUSSO

I fondatori del Premio, presieduto dalla Prof.ssa Myriam Vittoria Sebastianelli, hanno insignito il Prof. GIOVANNI RUSSO del Premio alla Carriera Letteraria, istituito in segno di riconoscimento a persone, organismi o associazioni che si sono distinte per il loro esemplare impegno nel mondo della cultura.

Motivazione del Premio della la Prof.ssa Myriam Vittoria Sebastianelli
"Una vita dedita alla ricerca di un messaggio indelebile nel cuore dell'uomo, con una sensibilità che scuote le umane menti, tessendo nelle trame dell'essere la sua umanità".
A GIOVANNI RUSSO per il complesso della sua opera narrativa e saggistica nelle quali l'altissima qualità della scrittura è pari alla sua autentica profondità concettuale e allo spessore emozionale.

PREMIO CRITICA PRESIDENZA ARCHE'

SEZIONE POESIA EDITA
GIUSEPPE PIRAS con la silloge: "Invereconde rime" (Edizioni del Sole)

PREMIO CRITICA PRESIDENZA ARCHE'

POESIA EDITA IN VERNACOLO
PIETRO ALOISE con la silloge: "Pasqua è sulu 'na festa?" (Edizioni Midas)


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